Ovviamente risulta un pò sgranata, visto che le dimensioni per motivi di spazio su questo blog (grrr) sono ridotte.

Aperiodico di Arcilesbica Napoli

Personaggi e Interpreti: Maite e Gianna. Vi chiederete perché visto che dovrebbe essere un articolo sul concerto della Nannini… bhe ve lo spiego!
Lunedì 20 marzo mi sono trovata, in seguito a pressioni di
Maite si era avviata già dal primo pomeriggio: pensate che è andata a piedi due o tre volte da piazza Miraglia all’Augusteo. Ansia?
Quando sono arrivata mi è parso di stare ad un LesPride…Non si capiva nulla. Maite mi ha fatto fare la strada di corsa tra varie sfuriate e imprecazioni perché altre persone tardavano ad arrivare…E non vi dico fuori al teatro… sempre Maite si dilettava in concerto live stonato ad imitare
Concedendoci varie fantozzate prima di trovare i posti. Ho sorbito Maite che parlava in continuazione, anzi urlava, sgambettava, si alzava e si sedeva (uno strazio)…manco dovesse assistere a un parto! Infelice scelta è stata la mia nel sedermi al margine della fila (posti in platea, pagati a peso d’oro) mentre con pazienza aspettavo l’uscita della Gianna per poter fare le foto…almeno facevo quelle…perché poi devo dire a tutti che
Insomma tra caramelle a caffè (che non posso mangiare), risate con le nostre care LesCompagne e saluti a colleghe spuntate come funghi…comincia il concerto in un delirio di urla e tifo da stadio! Prima canzone: “Possiamo Sempre” e Maite che urla: “Gianna Aiutooo” (ma perchè? Perché?) … e io per tenerla ferma e non farla sbattere le davo pizzichi e la guardavo male…ma niente…anche lei, a suo modo, nel bene e nel male doveva dare spettacolo! Alla seconda: “Volo”…e Maite ancora più forte “Gianna Aiutoooo”… Alla terza: “Sola” finlamnte
Un concerto bello al quale ho partecipato come fotografa ufficiale e personale di Maite, sempre per fare le foto, non che mi piaccia
Sempre Maite si dilettava in duetti teatrali con Gianna…e io pensavo…ma - nun se mett’ scuorn??? Mah…- Comunque ogni pezzo della Nannini era accompagnato in sottofondo da un commento di Maite lungo almeno il doppio della canzone “Si si, come no, questa la so è dell’89, ma hai visto che spadaccino che ha? … e bla bla bla bla”… Uno stritolamento di coglioni!
Il concerto è stato molto bello, la carica che trasmette Gianna è decisamente grandiosa.
Devo dire che non mi piace, ma sono davvero contenta di averla vista dal vivo. Mi spiace solo di aver dovuto sopportare Maite da sola, in quanto la sua consorte era fuori Napoli e non è venuta al concerto (DIO ESISTE almeno per la consorte) .
Il concerto è finito presto, tanto è che Maite ha continuato lo show fuori dal teatro, abbracciando con violenza il povero sound designer Chris Lohr e scimmiottando con la violoncellista (una figona strepitosa; a chi è interessata posso inoltrare primo piano)…Non vi dico i salti che ha fatto poi per tutta via Roma. Una bella serata insomma, un avvenimento per la nostra comunità a Napoli, che vi ho voluto raccontare con una vena di sana allegria e ironia che non guasta mai!
Ah dimenticavo: abbiamo avuto le ginocchia illividite e doloranti per almeno una settimana… perché? Eravamo incastrate sulle casse e quasi sul palco!
Grazie Gianna… almeno ci potevi lasciare la violoncellista a prendersi cura delle nostre ginocchia!
Tr|n|ty

Questo il responso di un piccolo sondaggio effettuato: per comprendere la posizione del cittadino rispetto al PACS occorre prendere in considerazione la disinformazione generale della società; sono infatti in gran parte casalinghe, pensionati (proprio loro che hanno a disposizione più tempo per accendere la tv o leggere il giornale) e, paradossalmente, gli studenti liceali, ad essere ignari di tale proposta di legge.
Rende sicuramente l’idea la domanda posta in merito da una studentessa su i 17 anni. “Ma la parola è di origine latina…Pax?”
Chi invece sembra avere le idee abbastanza chiare ed essere a favore dei patti di solidarietà civile sia tra coppie etero che omosessuali è soprattutto la fascia di popolazione dai 20 ai 30 anni, in particolare gli studenti universitari ma anche i liberi professionisti e le persone in possesso di un titolo di studi medio-alto (anche se buona parte di loro non è a favore dell’adozione da parte di omosessuali).
Completamente contrari al PACS risultano invece essere generalmente gli anziani, soprattutto quelli poco scolarizzati o di provenienza sociale “bassa”, anche se ultimamente tra costoro si registra una maggiore apertura alla prospettiva di legalizzare le coppie di fatto eterosessuali o meno.
Possiamo dunque dire che tutto sommato almeno la metà dei Napoletani sembri essere a favore del PACS, anche se per ottenere risultati positivi e concreti, bisognerebbe creare una grande campagna a scopo informativo.
Zuny
Poi lo scorso anno, saranno stati i venti spagnoli zapateristi, saranno state le tirate di orecchie che la comunità europea continua a farci ormai dal ’94… anche la sinistra italiana ha cominciato a impegnarsi più consistentemente sul tema: nel corso delle primarie dell’unione infatti quasi tutti i candidati hanno rilasciato lodevoli dichiarazioni d’intenti sui fino ad allora detti “PACS”; Bertinotti, Pecoraro Scanio, Di Pietro, Prodi, Scalfarotto…tutti sembravano concordare sulla assoluta necessità di tutelare i diritti delle coppie di fatto con un istituto giuridico ispirato al modello francese che meglio sembrava coincidere con le nostre richieste.
…E fin qui tutto bene: fra la popolazione glbt italiana hanno cominciato a diffondersi grandi entusiasmi che neanche gli attacchi di “Ratzinger”, del cardinal Ruini e delle destre tutte (“meglio fascista che frocio” è solo l’ultimo e più “divertente” oltre che quello politicamente meno incisivo) sono riusciti a spegnere: per un po’ ci siamo sentiti protetti dalla grande ala laica della sinistra italiana. “Kekkulo”(direbbe una mia amica)…
Poi arriva il momento topico: l’unione mette nero su bianco il programma ..ma, tra una Bonino che si alza dal tavolo e va via sbattendo la porta e un Rutelli che rilancia come controproposta i “CCS”(contratti di convivenza solidale, dal valore giuridico di semplici contratti: ndr), un Mastella che si sgola (soprattutto in radio) per ottenere l’investitura di difensore della famiglia tradizionale italiana e un Prodi che si affretta (incalzato dalle critiche dell’osservatore romano e famiglia cristiana) a distinguere le convivenze di fatto dalla famiglia, inevitabili nascono i primi dubbi: come mai il cambio del nome da PACS a unioni civili? forse che si preannuncia un ridimensionamento del pacchetto di proposte per trovare un compromesso tra il modello francese e il registro delle unioni civili già presente in alcune città italiane che altro non ha che un valore simbolico senza sostanza? …che mal pensante che sono ma Mastella e Rutelli nonché lo stesso Prodi non hanno proprio l’aria di paladini degli omosessuali …e come mai, nero su bianco, si parla (in un misero e frettoloso righino del programma) di diritti delle persone che “fanno parte delle coppie di fatto” e non direttamente dei diritti delle coppie di fatto? ..non è che forse che c’è stata una particolare attenzione a fugare ogni dubbio sulla volontà di equiparare la famiglia tradizionale italiana alle nuove famiglie di fatto? ah beh…ora che la sinistra è al governo lo scopriremo presto.
Intanto che il “PACS” o “unione civile” (che dir si voglia, fa nulla) diventi un carciofo che sfoglia- sfoglia rischia di rimanere solo un piccolo torsolo è una paura che condividiamo in tanti.
Da un volantino di Arcilesbica Nazionale dello scorso 14 febbraio:”per amarci non abbiamo bisogno di una legge ma pretendiamo che il nostro paese rispetti le nostre scelte.”
Le coppie omosessuali sono già delle realtà. Lo stato può solo decidere se migliorarne la qualità della vita, tutelandone i diritti ed educando chi ancora si oppone a riconoscere la dignità dei nuovi modelli familiari che ormai affiancano quello tradizionale. Ma senza delle leggi adeguate sarà difficile. Per questo non vogliamo una legge-contentino simbolica. Abbiamo bisogno di sostanza.
Antonia

Sei anni di lavori della Commissione Giustizia alla Camera per capirne meglio la natura giuridica
“Ubi societas, ibi ius”. Poiché il fenomeno giuridico è, in quanto tale, un fenomeno sociale, spetta al legislatore procedere all’intervento adeguatore che adatti la regolamentazione del paese all’evolversi delle sue istanze, mentre la sua inerzia si traduce nell’immediata sofferenza della realtà, che si tende in tal modo a comprimere in un tempo che non è più quello a cui appartiene. Così accade circa i numerosi progetti di legge sui cosiddetti “Patti civili di solidarietà” (d’ora in avanti PACS), ove si assiste all’ incrocio di più fenomeni sociali di nuova generazione: da un lato il mutare della composizione e del concetto stesso di “famiglia” insieme con un successo -statisticamente documentato dall’ Istat- delle forme di convivenza alternative (mutamenti “figli” anche della riforma del diritto di famiglia del 1975), e dall’altro la sempre più pressante ed eticamente riconosciuta richiesta di tutela, da parte della componente omosessuale della popolazione, di alcuni diritti fondamentali della persona che a tutt’oggi sono loro negati in dispregio della Carta Costituzionale, o meglio grazie una sua interpretazione tendenziosa che mira a sfuttarne il dettato risalente al primo dopoguerra al fine di arginare la portata di un cambiamento da essa assolutamente tollerato e certamente compatibile con i Principi Fondamentali del nostro ordinamento.
La proposta di legge (d’ora in poi pdl) n°795/2001, è la prima a introdurre l’istituto, intendendo far fronte alle esigenze di “chi, condividendo quotidianità e vita domestica comune, può avere l’esigenza di regolare taluni aspetti dell’ assetto di interessi che ne deriva” mediante uno “strumento convenzionale”, ovverosia un contratto atipico -questa dunque sarebbe la natura dei PACS- rilevante esclusivamente tra queste e pari, quanto ad effetti, a quelli di natura prettamente patrimoniale (come, poniamo, una compravendita). Un patto, dunque, il cui contenuto è lasciato alla libertà, anche formale, delle parti, le quali scelgono liberamente se e come stipularlo secondo il principio di autonomia privata ex art. 1350 c.c. (attribuendo, ad es., natura di obbligazione naturale alle attribuzioni di denaro che si fan l’un l’altra in modo tale che queste non siano ripetibili, cioè che un bel giorno una tra queste non possa decidere di pretenderne la restituzione) ma con, in più, effetti di natura personale che poggiano, però, solo sul diritto di autodeterminazione della persona (ad es. una parte può scegliere di attribuire all’altra il potere di decidere circa la sua salute ovemai essa non fosse in grado di farlo, cosa ben diversa dal riconoscere all’altra parte il diritto di scegliere per il compagno se questo è in difficoltà).
La pdl, che ha un ruolo centrale per il dibattito che da questa origina e che si svilupperà fino ad oggi, è la n°3296/2002, d’iniziativa dell’ On. Grillini, che affianca tale istituto come terzo rispetto a matrimonio e convivenza non in violazione dell’art. 29 della Costituzione
Seguono poi, tra il duemilatre ed il duemilaquattro, ben altre cinque pdl, tutte volte allo scopo di meglio definire i contenuti di questo nuovo istituto in un “batti e ribatti” tra chi mira valorizzarne esclusivamente i profili contrattualistici (indipendentemente dalle motivazioni che inducono le parti a convivere, tanto per fare un es. potrebbero essere due vecchiette) svuotandolo di diritti personali e chi invece ne aumenta la fattispecie regolabile fino a comprendervi l’equiparazione, su scelta delle parti, a nucleo familiaredell’Ufficiale di Stato Civile a rendere più “solenne” (e dunque resistente nei confronti dei terzi) tale legame.
L’ultima pdl, n°5321/2004, dell’On. Titti De Simone, già parla di “Unioni Civili” in luogo di “PACS” e, apertamente richiamandosi alla risoluzione A3-0028/1994 del Parlamento europeo, si pone quale iniziale impulso ad una revisione del diritto di famiglia, per mondarlo delle discriminazioni attualmente presenti nei confronti degli omosessuali in base al riconoscimento del “principio della pluralità dei rapporti affettivi”; dunque individua nell’Unione Civile un rapporto sostanzialmente paritetico rispetto al matrimonio, che “arricchisce” la proposta-Grillini della disciplina sull’adozione e sul riconoscimento dei figli nati nel corso del rapporto come di “entrambe le parti” (indipendentemente dal loro sesso) e della sostanziale equiparazione degli stipulanti a membri di una famiglia a tutti gli effetti. Il carattere rivoluzionario di tale pdl ne impedirà certo la traduzione normativa ma assolve magnificamente al compito del disvelare finalmente quella grande “ipocrisia” che si tenta celare dietro al PACS , riempiendo una pur così lodevole iniziativa d’ombre inquietanti. Il nostro ordinamento in effetti riconosce alle coppie eterosessuali una scelta assolutamente esaustiva: quella tra un legame altamente responsabilizzante ed uno più “libero”, facendo con massima coerenza corrispondere ad un’assunzione più seria d’impegni un maggior garantismo e viceversa; questo quadro legislativo si è mostrato nella prassi sufficientemente equilibrato e necessita al massimo di una revisione che elimini quei trattamenti discriminatori che finiscono col gravare su soggetti che nulla hanno avuto a che fare con la scelta delle parti (vd. status e diritti dei figli di conviventi). Di conseguenza mi sembra corretto restringere l’ambito regolamentare di tale nuovo istituto alle sole coppie omosessuali in quanto è solo a quest’ultime che è negata l’alternativa istituzionale e garantista del matrimonio… ed è solo sotto questo profilo che il nostro diritto di famiglia presenta profili d’incostituzionalità, in quanto disciplina altamente discriminante e lesiva di diritti della persona riconosciuti peraltro in svariati protocolli internazionali, non ultima la “Dichiarazione Fondamentale dei Diritti dell’Uomo”. Ampliare la portata di tale intervento “riparatore” fino a ricomprendervi fattispecie non meglio definite/definibili e nascondersi dietro l’espressione “tutela di interessi” quando qui si sta parlando di “riconoscimento di diritti” mi sembra ancora una volta il prodotto di una legislazione piccola e insicura circa la propria volontà, che si decide a vincere i suoi mille contrasti intestini solo nello sforzo di piegare il capo innanzi ad un comando comunitario e soltanto per ragioni di comodo… Qualora vedremo mai tale legge portata a termine speriamo dunque trovarci innanzi a un intervento normativo che abbia un piglio determinato, non l’ennesima “leggina”, spacciata per grande riforma, la cui debole costituzione sia destinata a infrangersi contro gli scogli aguzzi della sua applicazione concreta alla realtà. Ricordiamoci insomma, quando costruiamo il “Titanic”, che saranno migliaia le persone che vi saliranno a bordo.
Scar
Negli ultimi anni l’atteggiamento della società nei confronti dell’omosessualità è cambiato, si è evoluto, avvicinandosi un po’ di più a quello che è “l’ideale” che speriamo si concretizzi in un futuro non troppo anteriore. Eppure, non ostante se ne stia parlando ormai da tanto, le persone che sanno cosa sono i PACS si contano con le dita di una mano.
I PACS sono una forma di riconoscimento giuridico e di tutela per le coppie di fatto, eterosessuali ed omosessuali. Tali coppie non sono unicamente formate da persone unite da un vincolo sentimentale, ma possono essere composte, ad esempio, anche da due amici o due anziani che vivendo insieme sentono la necessità di dividere le spese o avere la possibilità di assistersi a vicenda durante un ricovero in ospedale …ed è questo che deve essere chiaro: il PACS è una forma di unione civile che garantisce determinati diritti alle due parti, ampliando le possibilità a disposizione di chi volesse un riconoscimento al proprio legame.
I PACS, pertanto, non diminuiscono ma aumentano i diritti civili di tutti, omosessuali ed eterosessuali, contribuendo a costruire una società più solida ed al contempo garante delle differenze.
Chiara